COMPAGNIA STABILE CAROSSIA

MANI CHE LAVORANO

Testo, Regia, Pianoforte Irene Carossia

La capacità umana di poter usare le proprie mani per dare spazio alle idee e realizzare progetti ha determinato l'inarrestabile corsa verso l'evoluzione.

Le mani sono strumenti straordinari, instancabili lavoratrici: mani che sfiorano, toccano, distruggono e ricostruiscono, mani che impastano, curano, levigano, spezzano, mani che producono oggetti, suoni ma anche incredibili emozioni.

Mani che lavorano” racconta il valore immenso della manualità intesa nel duplice significato di impegno lavorativo del produrre, ma anche nell'essenziale ruolo di sostegno alla creatività.

Le mani dei poeti come le mani dei falegnami, le mani delle donne che accompagnano la propria vita e la vita degli altri districando i complessi fili del fare; le mani dei bambini che apprendono a riconoscere il mondo; le mani degli artisti che raccontano il sentire profondo: tante mani riunite simbolicamente in un mosaico fatto di parole, racconto, musica, canto.

Un affresco che celebra l'amore per la creatività umana, ma anche per una identità culturale che rappresenta un valore aggiunto per una società che deve continuare a credere e ad investire nell'essere umano,

Diceva Sigmund Freud che le parole originariamente erano incantesimi e che la parola conserva ancora molto del suo potere magico, così come il canto si dice che venne donato dagli dei agli esseri umani affinché possedessero un elemento di potere sublime: niente appare quindi più appropriato, per celebrare l'ingegno umano attraverso l'arte manuale, della parola e del canto.

Un recital nel quale la voce cantata, duettando con il pianoforte, restituisce corpo al racconto storico ed umano della voce narrante.

Un omaggio all'artigianato inteso come capacità umana del creare ogni volta un elemento unico, irripetibile, nel quale si rispecchia il desiderio di lasciare il proprio indelebile segno.

Una donna, un pianoforte, un leggio, una poltrona, una voce, in realtà un mondo che si offre quale estensione del sentire di ognuno, poiché le parole pronunciate e cantate in palcoscenico sono vive e appartengono per metà a chi le pronuncia e per metà a chi le ascolta.